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LA PAROLA AI TESTIMONI

occhio
Il “Presidio Attilio Romanò” di Libera Piemonte organizza un’ aperi-cena con Libera ed i testimoni di giustizia a sostegno del Progetto Salvagente (http://salvagente.acmos.net/) mercoledì 9 dicembre, alle 20, presso la Cascina Roccafranca di v. Rubino 45, a Torino. Il costo della serata è di 10 euro. E’ gradita la prenotazione all’indirizzo  [email protected]

volantino della serata

Chi è il Testimone di Giustizia?
Il testimone di giustizia è un onesto cittadino che ha avuto il coraggio di denunciare e rendere dichiarazione di un fatto delittuoso di cui è stato testimone o addirittura vittima;
è dunque una situazione molto diversa da quella del collaboratore di giustizia, più comunemente detto “pentito”, che invece è colui che rende dichiarazioni attendibili ed utili agli organi inquirenti avendo fatto parte dell’organizzazione criminale.
Il nostro ordinamento giuridico ha riconosciuto questa importante differenza solo nel 2001, con la legge 45.
Il testimone di giustizia è quindi colui che non ha voltato la testa da un’altra parte e, nel rispetto dei doveri di ogni cittadino, ha denunciato un’illegalità, accettando anche di testimoniare ai processi.

Come vive il Testimone di Giustizia?
Spesso, per garantire l’incolumità dei testimoni di giustizia, essi vengono prelevati d’urgenza, insieme ai loro più stretti famigliari, allontanati dal loro paese, dai loro affetti, dal loro lavoro, dalla vita che avevano condotto fino a quel momento, e portati in località segrete, talvolta sotto falsa identità.
Per anni molti di loro vivono in incognito, sorvegliati dal personale preposto alla loro sicurezza; le esigenze di tutela impediscono in molti casi di condurre una vita “normale”.

Quali diritti sancisce la legge per il Testimone di Giustizia?
Con la legge 45 del 2001 si è ritenuto di dover risarcire i testimoni di giustizia: le Istituzioni e la collettività si riconoscono debitrici nei loro confronti e si assumono dunque l’impegno di uno speciale programma di protezione rivolto sia a loro che ai famigliari.
Questo programma deve garantire la sicurezza, ma anche alcune forme di assistenza, in quanto i testimoni di giustizia e i loro famigliari vedono improvvisamente limitato il loro spazio vitale, e spesso anche le più semplici azioni quotidiane divengono per loro difficili.
La legge 45 impone allo Stato di agire affinché il testimone di giustizia possa conservare una qualità di vita personale e famigliare non inferiore a quella che possedeva prima dell’avvio del programma di protezione, fino a quando non riacquistano la possibilità di godere di un reddito proprio, anche oltre la cessazione del programma stesso.
Talvolta, però, la legge viene disattesa, e per i testimoni di giustizia la vita diventa molto complicata.

Le dichiarazioni dei testimoni di giustizia, quelle dei pentiti, le intercettazioni, sono armi decisive per combattere queste organizzazioni che da troppo tempo ostacolano il cammino dell’Italia.

Perché la condizione del Testimone di Giustizia riguarda tutti?
Quando lo Stato chiede ai cittadini di denunciare fatti criminali di cui sono vittime o testimoni, deve dimostrare di tutelarne la sicurezza e i diritti, perché la denuncia è un dovere di cittadinanza e non un atto per pochi eroi. Troppo spesso si verifica il paradosso di criminali che vivono e operano indisturbati in una terra che i testimoni di giustizia sono stati costretti a lasciare per il solo fatto di aver difeso la legalità e i propri diritti.
Dal trattamento che lo Stato riserva ai testimoni di giustizia si misura la qualità della nostra democrazia: il testimone di giustizia è una persona che adempie pienamente ai propri doveri nei confronti della collettività anteponendo la sicurezza di tutti alla propria.
Per questa ragione le Istituzioni devono tutelare la loro sicurezza e la loro qualità di vita: per dimostrare di stare dalla parte delle persone oneste e contro i criminali.
Per dimostrare che essere onesti paga.

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