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3 anime vere

Attilio…Attilio….Attilio!

Sono io, Attilio. Scusa se ti disturbo…lo so, è agosto e vorrai riposarti anche tu, ma ci tengo a presentarti due amici. Sono sicuro che sarai contento e che ti farà piacere conoscerli. Che bella la stanza dove sei adesso: due finestre grandi e luminose, ornate da vasi di fiori coloratissimi. Sui muri, appesi i segni del tuo amore per la vita: la foto di Nat, la tua chitarra, la maschera e la tuta da sub, la tua raccolta di poesie, il tuo libro preferito, “Il gabbiano Jonathan Livingston”. Un inno alla libertà. Vedo appese anche due foto di Maradona: una con la maglia del Napoli, sponsor “Buitoni”, nell’istante in cui la palla si stacca dal suo piede sinistro in una delle sue letali punizioni, probabilmente contro la mia Juve. L’altra con la maglia dell’Argentina, qui non ci si può confondere sulla partita: semifinale Mexico ’86, Argentina-Inghilterra, un fotogramma del gol del 2-1, quello “dei 12 tocchi”, il più bel gol della storia del calcio.  Attilio, non so se sei appassionato di calcio (non ne abbiamo mai parlato), ma sicuramente ami la poesia e nella storia c’è chi le poesie le ha scritte con la penna e chi con i piedi ed un pallone. Alberto, i tuoi occhi si sono illuminati davanti alle foto del “Pibe de Oro”. Eh sì, Attilio, perché per Alberto il calcio era più che una passione. Pensa che gli hanno dedicato pure uno stadio. Stadio di Mugnano, “Alberto Vallefuoco”. La sua storia è così drammaticamente simile alla tua. Anche Alberto ucciso, insieme a Rosario e Salvatore, due colleghi, per uno scambio di persone. Come direbbe suo papà Bruno, i suoi killer persone sbagliate, al posto sbagliato nel momento sbagliato. 24 anni. La stessa età a cui Maradona lasciava il Barça e veniva salutato al San Paolo da 70000 tifosi. Alberto, tu a quell’età salutavi la vita ed i tuoi affetti. 24 anni. Gli stessi che oggi ha Lionel Messi, altro argentino, altro numero 10, già annoverato nella lista dei “più forti di sempre” . Sai, Alberto, oggi il dibattito è già aperto: più forte Messi o Maradona? No, non dire niente. So già come reagiresti ad una simile “provocazione”: come tutti i tifosi del Napoli. Scuoteresti la testa con sdegno, come di fronte ad un reato di lesa maestà, gonfieresti il petto con orgoglio e risponderesti: “Maradona con la “albiceleste” ha vinto un mondiale, quasi due, da solo, mentre Messi con una delle più forti “seleccion” di sempre cos’ha vinto?”. Alberto, lo sai che oggi nell’organigramma della S.S. Napoli, compare il tuo nome? Il segretario della società è un tuo omonimo. Curioso. Sembra che il destino abbia voluto risarcire la tua memoria nel tuo amato mondo del calcio. Caro Alberto, ha proprio ragione tuo papà Bruno: vite come le tue non hanno bisogno di essere romanzate. Sono così belle nella loro semplicità. Normalità che diventa eroica a causa di questa assurda violenza. Eroico cercare di guadagnarsi da vivere e costruirsi un futuro ed una famiglia: lo è stato per te ed Attilio. Eroico accompagnare proprio figlio a casa da scuola. Lo è stato per te, Silvia. 11 giugno 1997. L’estate alle porte. Tu che stringi nella tua mano quella di tuo figlio Francesco, Alessandra che ti guarda dal balcone e ti saluta.“L’etica libera la bellezza”, ce lo siamo detti a Napoli nel 2009. Silvia, se riuscissimo a spiegare, narrare, rappresentare la bellezza della mano di tuo figlio che si rifugia nella tua, il sorriso di una figlia che vede la mamma ed il fratellino rincasare. Sarebbe l’antidoto più potente a quella assurda tempesta di 40 proiettili destinati a qualcun altro, che però hanno colpito mortalmente te. Eppure tu, Alessandra e Francesco, hai continuato ad accompagnarli a scuola. Mi è bastato poco per capirlo: dalla loro solarità, dalla loro generosità, dalla loro capacità di trasformare il dolore in speranza, dalla determinazione con cui hanno dato vita alla fondazione che porta il tuo nome. E poi dai loro occhi: quattro perle in cui sembra specchiarsi l’azzurro del Golfo di Napoli. Tuo marito, Lorenzo è così orgoglioso di loro. Quasi quanto lo sei tu.

 

“E c’è un filo sottile da ponente a levante

che mantiene l’anima di questa Napoli ansante

Questa anima striscia con offese sul fianco e

trascina con sé le sue anime vere, son
le anime pure”

 

Attilio, lo hai scritto tu in una delle tue poesie. E’ bello sapere che oggi tre anime vere si sono incontrate.

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