Presidio Attilio Romanò Rotating Header Image

Giustizia per Attilio: decima udienza

Il 2 aprile scorso si è svolta la decima udienza a carico di Mario Buono, Cosimo e Marco Di Lauro per l’omicidio di Attilio.

I testimoni chiamati dalla difesa si sono avvalsi della facoltà di non rispondere o hanno dato indicazioni non rilevanti ai fini del processo.
Il collaboratore Vincenzo Lombardi invece conferma la dinamica dei fatti: lui insieme a Mario Buono faranno un sopralluogo nel posto anche per la presenza di telecamere poste nella banca di fronte al negozio.
Il Lombardi inoltre riferisce che una macchina li accompagnerà per il trasporto delle armi disponedo la stessa di un nascondiglio segreto.
Solo molte ore dopo l’omicidio Lombardi e Buono sapranno di non aver ucciso il vero bersaglio ossia il nipote di Pariante.
Inoltre, stando sempre alle dichiarazioni del collaboratore, l’ordine dell’omicidio è stato dato da Maisto Giuseppe, appartenente al gruppo di fuoco dei Di Lauro, il quale a sua volta avrebbe seguito le indicazioni di Marco Di Lauro che disponeva di un biglietto scritto dal fratello Cosimo in cui vi era la lista “nera” delle varie esecuzioni. Tale bigliettino, però, non è mai stato trovato.

La sentenza di primo grado è prevista il prossimo 2 Maggio.

Giustizia per Attilio: nona udienza

Dopo alcuni rinvii, il 13 ed il 15 febbraio si sono celebrate 2 udienze del processo a carico di Mario Buono, Cosimo e Marco Di Lauro per l’omicidio di Attilio.
Di seguito il resoconto di Maria, sorella di Attilio, relativo all’udienza del 15 febbraio, raccolto telefonicamente da Stella:

Sentiti alcuni testimoni, (nominati da altri collaboratori) al momento in carcere per altri reati, che si sono però avvalsi della facoltà di non rispondere.
Interrogato anche Vincenzo Di Lauro, fratello di Marco e già detenuto per altri processi, sentito in quanto persona informata sui fatti il quale però non ha dato informazioni esaurienti limitandosi a negare qualsiasi implicazione. Determinante potrebbe essere, invece, il nuovo pentito Vincenzo Lombardi, alla guida del motorino che porterà l’assassino sul posto il giorno dell’agguato. Verrà ascoltato la prossima udienza insieme ad altri testimoni fra cui il cameriere che pochi minuti prima dell’omicidio porterà il caffè ad Attilio, importante soprattutto al fine di ricostruire la tempistica dei fatti.
Prossima udienza: 2/4/12.

Verso il 24 gennaio…

Ci stiamo avvicinando ad un giorno molto particolare per Attilio e la sua famiglia. Ci teniamo quindi a condividere due brevi ma importanti aggiornamenti:

-L’udienza del processo a carico di Mario Buono, Cosimo e Marco Di Lauro prevista il 12 dicembre 2011 è stata annullata. Pochi giorni fa sono state fissate le date delle due prossime udienze: 13 e 15 febbraio.

-Martedì 24 gennaio alle 18,30 presso la parrocchia di Maria Santissima Dell’Arco a Miano verrà celebrata la messa per ricordare, insieme alla famiglia Romanò, il nostro carissimo Attilio, nel settimo anniversario della sua tragica scomparsa. Nell’invitare tutti a questo importante momento di condivisione, vi lasciamo accompagnare dalle parole di Maria:

“Chi ti ha strappato alla vita ingiustamente non sa che le stelle non muoiono, ma si trasformano in altra energia e questa energia ora vive in ognuno di noi”

Giustizia per Attilio…atto settimo

Il 23 Novembre si è svolta la settima udienza a carico di Mario Buono, Cosimo e Marco Di Lauro per l’omicidio di Attilio.
All’ udienza sono stati ascoltati i collaboratori di giustizia Cerrato Carmine ed Esposito Biagio ed infine il maresciallo dei Carabinieri Lazzari che ha ricevuto delega dal pubblico ministero Stefania Castaldi nelle indagini a riscontro tra il collaboratore Capasso e l’ omicidio di Attilio.
I due collaboratori hanno ben definito le dinamiche della scissione dai Di Lauro ed hanno posto entrambi l’attenzione sulla sete di potere di Cosimo e sulla sua personalità “guerrigliera” al punto di non voler contrattare alcuna separazione diplomatica di alcuni gruppi poi riunitisi nei cosiddetti scissionisti.
I due all’epoca dei fatti erano tra gli scissionisti e pertanto le loro informazioni non sono state dirette ma riferite da terzi.
Inoltre sono state acquisite le dichiarazioni del pentito Misso Giuseppe.
La prossima udienza è fissata per il 12 Dicembre.

Maria Romanò

Giustizia per Attilio…atto sesto

Mercoledì 19/10 si è svolta la sesta udienza a carico di Mario Buono, Cosimo e Marco Di Lauro per l’omicidio di Attilio.
Udienza “interlocutoria”, in cui è stato ascoltato il collaboratore di giustizia Giovanni Piana la cui testimonianza però, anche da quanto riferito dallo stesso avvocato della famiglia Romanò, non è stata considerata molto attendibile perchè basata su deduzioni e dichiarazioni fatte a lui da altri camorristi, attualmente detenuti. La difesa ha chiesto di poterli ascoltare in processo per verificare l’attendibilità della testimonianza del Piana.
Da quest’ultimo, comunque, è stato ribadito che l’oggetto della vendetta trasversale era il socio di Attilio in quanto parente di Pariante e che dunque l’omicidio è stato un errore, nonché che il mandante è Cosimo Di Lauro. Tale versione è stata confermata da più parti e sembra, al momento, l’unico punto fermo del processo.
Anche in questo caso, si deve fare i conti con una delle criticità tipiche dei processi di mafia: il quadro probatorio, imbastito sulla base di le testimonianze orali e spesso neanche dirette, necessita di essere corroborato da un’attenta valutazione dell’attendibilità delle “dichiarazioni incrociate” e da riscontri oggettivi, a discapito della “durata ragionevole” del processo.
Il Piana non sembra ritenuto molto affidabile anche perchè ha dimostrato in passato atteggiamenti ambigui e “doppiogiochisti”, facendo parte di due clan contemporaneamente.
Altro elemento degno di nota è che sono cadute le accuse a carico di Marco Di Lauro, che è uscito dal processo passando di fatto dallo status di latitante a quello di libero cittadino.
Il Pubblico Ministero ha chiesto di poter visionare nel dettaglio le motivazioni della Corte D’assise rispetto a questa decisione.
Prossima udienza fissata per il 23 novembre.

Stella Di Vincenzo

3 anime vere

Attilio…Attilio….Attilio!

Sono io, Attilio. Scusa se ti disturbo…lo so, è agosto e vorrai riposarti anche tu, ma ci tengo a presentarti due amici. Sono sicuro che sarai contento e che ti farà piacere conoscerli. Che bella la stanza dove sei adesso: due finestre grandi e luminose, ornate da vasi di fiori coloratissimi. Sui muri, appesi i segni del tuo amore per la vita: la foto di Nat, la tua chitarra, la maschera e la tuta da sub, la tua raccolta di poesie, il tuo libro preferito, “Il gabbiano Jonathan Livingston”. Un inno alla libertà. Vedo appese anche due foto di Maradona: una con la maglia del Napoli, sponsor “Buitoni”, nell’istante in cui la palla si stacca dal suo piede sinistro in una delle sue letali punizioni, probabilmente contro la mia Juve. L’altra con la maglia dell’Argentina, qui non ci si può confondere sulla partita: semifinale Mexico ’86, Argentina-Inghilterra, un fotogramma del gol del 2-1, quello “dei 12 tocchi”, il più bel gol della storia del calcio.  Attilio, non so se sei appassionato di calcio (non ne abbiamo mai parlato), ma sicuramente ami la poesia e nella storia c’è chi le poesie le ha scritte con la penna e chi con i piedi ed un pallone. Alberto, i tuoi occhi si sono illuminati davanti alle foto del “Pibe de Oro”. Eh sì, Attilio, perché per Alberto il calcio era più che una passione. Pensa che gli hanno dedicato pure uno stadio. Stadio di Mugnano, “Alberto Vallefuoco”. La sua storia è così drammaticamente simile alla tua. Anche Alberto ucciso, insieme a Rosario e Salvatore, due colleghi, per uno scambio di persone. Come direbbe suo papà Bruno, i suoi killer persone sbagliate, al posto sbagliato nel momento sbagliato. 24 anni. La stessa età a cui Maradona lasciava il Barça e veniva salutato al San Paolo da 70000 tifosi. Alberto, tu a quell’età salutavi la vita ed i tuoi affetti. 24 anni. Gli stessi che oggi ha Lionel Messi, altro argentino, altro numero 10, già annoverato nella lista dei “più forti di sempre” . Sai, Alberto, oggi il dibattito è già aperto: più forte Messi o Maradona? No, non dire niente. So già come reagiresti ad una simile “provocazione”: come tutti i tifosi del Napoli. Scuoteresti la testa con sdegno, come di fronte ad un reato di lesa maestà, gonfieresti il petto con orgoglio e risponderesti: “Maradona con la “albiceleste” ha vinto un mondiale, quasi due, da solo, mentre Messi con una delle più forti “seleccion” di sempre cos’ha vinto?”. Alberto, lo sai che oggi nell’organigramma della S.S. Napoli, compare il tuo nome? Il segretario della società è un tuo omonimo. Curioso. Sembra che il destino abbia voluto risarcire la tua memoria nel tuo amato mondo del calcio. Caro Alberto, ha proprio ragione tuo papà Bruno: vite come le tue non hanno bisogno di essere romanzate. Sono così belle nella loro semplicità. Normalità che diventa eroica a causa di questa assurda violenza. Eroico cercare di guadagnarsi da vivere e costruirsi un futuro ed una famiglia: lo è stato per te ed Attilio. Eroico accompagnare proprio figlio a casa da scuola. Lo è stato per te, Silvia. 11 giugno 1997. L’estate alle porte. Tu che stringi nella tua mano quella di tuo figlio Francesco, Alessandra che ti guarda dal balcone e ti saluta.“L’etica libera la bellezza”, ce lo siamo detti a Napoli nel 2009. Silvia, se riuscissimo a spiegare, narrare, rappresentare la bellezza della mano di tuo figlio che si rifugia nella tua, il sorriso di una figlia che vede la mamma ed il fratellino rincasare. Sarebbe l’antidoto più potente a quella assurda tempesta di 40 proiettili destinati a qualcun altro, che però hanno colpito mortalmente te. Eppure tu, Alessandra e Francesco, hai continuato ad accompagnarli a scuola. Mi è bastato poco per capirlo: dalla loro solarità, dalla loro generosità, dalla loro capacità di trasformare il dolore in speranza, dalla determinazione con cui hanno dato vita alla fondazione che porta il tuo nome. E poi dai loro occhi: quattro perle in cui sembra specchiarsi l’azzurro del Golfo di Napoli. Tuo marito, Lorenzo è così orgoglioso di loro. Quasi quanto lo sei tu.

 

“E c’è un filo sottile da ponente a levante

che mantiene l’anima di questa Napoli ansante

Questa anima striscia con offese sul fianco e

trascina con sé le sue anime vere, son
le anime pure”

 

Attilio, lo hai scritto tu in una delle tue poesie. E’ bello sapere che oggi tre anime vere si sono incontrate.

Giustizia per Attilio…atto quinto

Il 22 giugno scorso si è svolta la quinta udienza del processo a carico di Mario Buono, Cosimo e Marco Di Lauro per l’omicidio di Attilio.

Mario Buono, presunto esecutore materiale dell’omicidio, è stato trasferito nel carcere di Rebibbia ed è intervenuto all’udienza in videoconferenza.

La testimonianza del collaboratore di giustizia Maurizio Prestieri ha permesso di ricostruire le dinamiche interne ai clan che hanno portato alla faida scissionisti-Di Lauro: dinamiche connotate da efferatezza, spregiudicatezza ed assenza di regole, che portano all’uccisione di persone completamente estranee ai clan. In questo contesto devono essere inquadrati gli omicidi di Attilio e Gelsomina Verde, anche lei vittima innocente di quest’assurda violenza. Il Prestieri ha anche ricostruito l’ascesa al potere di Cosimo Di Lauro, accecato dalla sua ambizione a tal punto da non avere timore reverenziale neanche del padre Paolo. Rispetto all’omicidio di Attilio, il quadro probatorio a suo carico risulta al momento prevalentemente testimoniale

Scioccante la parte di deposizione in cui il collaboratore di giustizia ha raccontato con “disinvoltura” dei suoi venti omicidi: elementi di una quotidianità atroce, intrisa di violenza e disumanizzazione.

Prossima udienza: 19 ottobre. Noi continueremo a testimoniare.

Giustizia per Attilio…atto quarto

Riportiamo integralmente il resoconto di Maria Romanò, sorella di Attilio, sulla quarta udienza del processo per l’omicidio di suo fratello. Lo facciamo davvero con gratitudine e con affetto. Chi non ha provato sulla propria pelle la perdita di un proprio caro per mano della violenza criminale, non può capirla fino in fondo. Però in questi anni abbiamo imparato a conoscere  bene quanto sia faticosa e dolorosa per i famigliari la ricostruzione, la rielaborazione e la narrazione della loro esperienza, quanto travagliata sia la ricerca paziente e tenace di Verità e Giustizia. Allora grazie, Maria. Di cuore. Questa tua restituzione non è un pezzo di cronaca giudiziaria. E’ una testimonianza di coraggio e di amore. E’ un seme di speranza che non disperderemo.

Caro Simone ti sintetizzo quanto ascoltato nell’ultima udienza sperando di essere chiara. Ti assicuro che per me non è facile descrivere quanto dicono con tanta freddezza e cinismo quasi stessero parlando di oggetti! Per fortuna non siamo mai soli! Ci siete voi e tanti amici che con il loro affetto ci aiutano a trovare la forza di andare avanti! Con me e mamma sono stati anche Alessandra Clemente (figlia di Silvia Ruotolo) e Alfredo Avella (papà di Paolino) che con il loro calore ci hanno reso quei momenti più sopportabili.

Mercoledi 18 maggio si è tenuta la quarta udienza del processo a carico di Mario Buono, Cosimo e Marco Di Lauro per l’ omicidio di Attilio.

L’ udienza ha avuto inizio con la richiesta di una relazione sanitaria per Cosimo Di Lauro detenuto in regime di 41-bis nel carcere dell’ Aquila per le sue preoccupanti condizioni di salute e con l’ annullamento dell’ ordinanza di custodia cautelare per il fratello Marco.

Sono stati ascoltati i collaboratori di giustizia Prestieri Antonio e Pica Antonio affiliati del clan Prestieri ed alleati dei Di Lauro all’epoca dei fatti.

Il primo ad essere interrogato è stato Prestieri il quale ha riferito di un incontro avvenuto tra il 22 ed il 23 Gennaio 2005 con Marco Di Lauro subito dopo l’ arresto di Cosimo avvenuto il 21 gennaio; Marco pare abbia fatto presente il desiderio di distogliere l’ attenzione avuta dal fratello per i numerosi omicidi di quel periodo chiedendo ai Prestieri di provvedere loro ad eliminare qualche scissionista o il nipote di uno di questi che aveva un negozio alle cosiddette “quattro vie”. A tale richiesta i Prestieri fecero orecchie da mercante in quanto non condividevano la linea omicida dei Di Lauro desiderosi di vendetta ad ogni costo e quindi uccidendo anche parenti prossimi o meno degli scissionisti. Il Prestieri riferisce che quando seppe dell’ omicidio capì che a commetterlo erano stati i Di Lauro ma solo in un secondo tempo seppero dell’ errore non conoscendo affatto il nome di Attilio . Inoltre Prestieri riferisce sulle motivazioni della sua collaborazione imputandola al fatto di avere un figlio maschio e di desiderare un futuro diverso per lui e soprattutto fuori dai clan!

La seconda interrogazione è stata per Pica il quale ha confermato la versione del cugino puntualizzando che lui non era presente all’incontro con Marco ma riferiva quanto appreso dal racconto del cugino al suo ritorno.

La prossima udienza è fissata per il 22 giugno.

Un caro abbraccio a voi tutti !

Eppure…

Sabato scorso, presso la “Casa del Quartiere” a S.Salvario, il presidio “Attilio Romanò” ed il comitato “Salvagente” hanno invitato Pino Masciari a parlare del libro, scritto insieme alla moglie Marisa, “Organizzare il coraggio”. Molti di noi conoscono questa straordinaria famiglia, e li hanno sentiti raccontare tante volte la loro incredibile storia. Eppure non smetti mai. Di indignarti per l’assurda sequela di soprusi, ingiustizie, gravissime disattenzioni subite. Di commuoverti, di versare lacrime per le sofferenze che hanno dovuto sopportate e che ancora oggi sopportano, per i troppi anni di vita che gli hanno rubato. Di farti contagiare dal la capacità di indignazione e dalla forza travolgente di Pino, di sorprenderti della sua fiducia incrollabile nelle Istituzioni, nello Stato. Nonostante tutto. Di ammirare la dignità discreta di Marisa, sempre accanto a suo marito in tutto e per tutto.  Di godere della bellezza dei momenti conviviali con loro, fatti di intensità e di semplicità. Di cercare di proteggere i qualche modo gli sprazzi di spensieratezza di Francesco ed Ottavia, così teneri nel raccontarti della loro scuola, nel giocare col loro cane Aki. Di provare a seminare attimi di umana informalità nel necessario rigore professionale degli uomini della scorta, straordinari nel loro senso del dovere. Già. “Eppure”. Non perdiamolo questo “Eppure”, custodiamolo, accudiamolo: è il senso del nostro impegno.

Sabato 14 maggio: Pino Masciari presenta il suo libro perché “Organizzare il coraggio” si può

Sabato 14 maggio 2011 alle ore 18,30 alla Casa del Quartiere, Via Morgari 14, Torino il Presidio Attilio Romanò e Salvagente – Network per la Difesa Popolare Nonviolenta delle persone a rischio presentano il libro di Pino e Marisa Masciari “Organizzare il coraggio. La nostra vita contro la ‘ndrangheta (ADD Editore)”. Interviene Pino Masciari. Introduce Davide Ziveri.

Immaginate di dover fuggire di nascosto dalla vostra casa nel cuore della notte, non sapendo dove state andando, per quanto tempo starete via, con i vostri figli di 1 e 2 anni che dormono sui sedili posteriori dell’auto nascosti sotto un piumone. E’ l’esperienza che Pino e Marisa Masciari hanno vissuto per aver denunciato il sistema della ‘ndrangheta che impediva all’azienda edile di Pino di lavorare in modo libero e onesto in Calabria.
Inizia così la nuova vita da testimoni di giustizia, una storia incredibile che porta la famiglia Masciari lontano della propria terra, dagli affetti, dal lavoro e la costringe a vivere nascosta e priva dei diritti di cittadinanza.
Il libro è il racconto fedele di questa impresa lunga anni, di un cammino in cui Marisa e Pino giorno per giorno hanno trovato la forza di costruire la loro vita e quella dei loro figli, nonostante tutto.

Info: Simone Marchiori 3384592138